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Electrolux, al Mimit trattativa ad oltranza ma l’accordo è ancora lontano

Il Governo apre sull’individuazione di ammortizzatori e strumenti per sostenere il negoziato, come i contratti di espansione

Electrolux, al Mimit trattativa ad oltranza ma l’accordo è ancora lontano

Negoziazioni per un accordo con Electrolux stanno procedendo oltre aspettative, ma rimangono lontane da un accordo definitivo. Durante l'ultimo incontro, la multinazionale ha presentato nuovi dati sugli utili e sulle uscite, offrendo anche la possibilità di rivalutare alcune produzioni. I sindacati, in particolare Fiom, Fim e Uilm, insistono sulla necessità che tutte le uscite siano volontarie e incentivate, preservando un ampio spazio occupazionale rispetto a quello che avrebbe previsto Electrolux dopo la sua ultima rivendicazione, nel corso della negoziazione iniziata lo scorso primavera.

Sostenevano 1.700 posti di lavoro, mentre il numero effettivamente rilasciato da Electrolux è stato di 1.190. Inoltre, i sindacati rifiutano l'ipotesi di tagli a patti e chiedono sostegno economico, misure politiche estese e la conservazione operativa del sito di Cerreto d'Esio, dove vengono prodotte le cinture. Il governo ha promesso di considerare la reintroduzione dei "Contratti di solidarietà espansive", ma questi non sono l'unico strumento disponibile per proteggere l'occupazione.

I contratti di espansione, proposti in precedenza dalle organizzazioni dei lavoratori, collegano le uscite dal sito aziendale con un numero di ingressi di giovani da definire. La misura era stata adottata in Italia fino al 2024 e non è più finanziata. Attualmente, il ministero delle Imprese e Made in Italy sta valutando la disponibilità delle risorse per ristrutturare gli strumenti necessari per far progredire la negoziazione verso una chiusura.

I rappresentanti delle parti sindacali sottolineano che non sono arrivati ancora le risposte attese e che la posizione aziendale continua a essere distante da un accordo. Vi è stata un'assenza di apertura dalla parte aziendale, che ha rifiutato di ridurre gli utili, investire nella produzione e garantire la continuità produttiva allo stabilimento di Cerreto d'Esio e al settore industriale nel suo complesso.

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