Turismo, il mercato vola, ma il tasso di default delle pmi resta elevato
Secondo l’Osservatorio Crif, l’aumento della rischiosità delle società del settore è in lieve diminuzione (al 4,5%), ma ben al di sopra della media nazionale (3,3%)
Il settore turistico italiano sta registrando una crescita robusta, ma le società del settore affrontano ancora problemi strutturali di rischio creditizio e commerciale. Secondo i dati di Demoskopika, gli spese dei vacanzieri sono aumentate del 7,5% in estate, con 43,3 milioni di arrivi e 188,8 milioni di pernottamenti. Gli agriturismi italiani hanno accolto 1,85 milioni di ospiti, con un totale di 6,5 milioni di pernottamenti, rimanendo l'8% dei totali visitatori stranieri.
Crif, specializzata in informazioni creditizie, ha osservato che il settore turistico è caratterizzato da un mercato in crescita e fragilità strutturale delle imprese, con il 44% delle società che sono ditte individuali e le regioni del Sud Italia e delle Isole che concentra il 35,9% delle realtà del settore.
Nonostante l'aumento delle erogazioni bancarie alle società di capitali, il tasso di default rimane elevato, al 4,5% a fine 2025, rispetto al 3,3% alla fine del 2024. Mentre si prevede un miglioramento nel futuro, il settore turistico potrebbe continuare a subire gli effetti di un contesto internazionale incerto. Le imprese turistiche pagano in ritardo il 76,6% dei fornitori, rispetto al 42% del totale italiano, evidenziando la necessità di migliorare la performance di pagamento nel settore.
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